Questa pagina è a disposizione di tutti i Karateka che vogliano parlare (scrivere) di argomenti inerenti il Karate, la arti marziali, la cultura Nipponica.


RIPRENDIAMOCI IL KARATE

Cari amici,
la nostra amata arte marziale sta attraversando un periodo come non mai confuso e turbolento. Forse è tutto lo sport ad essere un po' malato, di eccessivo "professionismo" sempre più teso verso la ricerca di prestazione esasperata, frutto più di interessi economici che non di una sana ricerca della vittoria e del sano risultato sportivo.
Le cronache sportive riportano dettagliatamente le trame più intricate di illegali colloqui telefonici, di incontri tra personaggi che muovono interessi sempre più occulti e sempre meno sportivi.
I media ci aggiornano quotidianamente sui sequestri di quantitativi ingenti di sostanze dopanti, atte a migliorare le prestazioni di atleti, più o meno ignari di dover, prima o poi pagare il conto, con la giustizia o peggio, con la propria salute.
Ma si sà anche questo è il mondo del professionismo! Anche se fortunatamente non è solo questo.
Il nostro karate è, per numero totale di iscritti nelle varie federazioni presenti sul nostro territorio, tra le prime dopo il calcio!
Ma allora, viene spontaneo chiedersi, come mai non si sia riusciti, dopo tutti questi anni, a farlo diventare una disciplina olimpica? Chi ha seguito le passate olimpiadi invernali ha visto lo svolgersi di simpatiche competizioni che vedevano atleti impegnati su una pista ghiacciata, intenti a lanciare una simil-pentola a pressione con l'ausilio di uno spazzolone da pavimento…Magie e misteri delle alchimie olimpiche. Ma il karate non può avere ancora la sua olimpiade!
Il karate non è da meno di tanti altri ben più famosi e blasonati sport, ma questo lo sappiamo e lo ripetiamo da tanti anni. Ma quello che, a mio avviso, ha impedito ed ostacolato la realizzazione di vederlo meritatamente ricoprire il posto che merita è stata l'eccessiva policitizzazione della disciplina e l'intransigenza di alcuni maestri legati al proprio stile, o più realisticamente, alla paura di confronti o giudizi di altri colleghi.
Sono anni che noi, praticanti di karate, ci troviamo immersi in una miriade di sigle, di stili, di mode che fioriscono intorno alla nostra amata disciplina.
Assistiamo a spettacoli sempre meno edificanti dal punto di vista tecnico ma molto efficaci sotto il profilo marketing e "spettacolo".
Chi pratica karate con lo spirito, il sacrificio, la passione che lo muove da anni non potrà mai accettare un discorso di questo tipo.
Il karate, quello vero, lo ripete sempre il maestro Ciccarelli, è la ricerca della tecnica e di una perfezione che non arriverà mai, ma che in quanto tale stimola lo spirito a tenere duro, anche nelle normali situazioni della vita.
Nel panorama italiano intorno al karate ruotano interessi economici e politici di pochi, saldamente legati alle proprie cariche federali, più che alle reali tradizioni di una disciplina che è un' Arte Marziale!
Credo si debba capire cosa si vuol dare al karate e cosa se ne voglia ottenere.
Nell' AKS io ho trovato persone( tante) e non le cito tutte per non trascurare nessuno, mosse da uno spirito ed un sentimento ancora "puro" e vero.
La mia intenzione ed il mio proposito è di portare l'AKS ad ottenere il giusto riconoscimento che merita.
Ma l'AKS siamo tutti noi iscritti! Ed il riconoscimento di cui parlo è avere la gioia e la soddisfazione di condividere tutti insieme una vera unica passione per la quale si affrontano sacrifici e dolori.
Cari amici, abbiamo tutte le carte in regola per poter fare le cose seriamente ed ottenere risultati entusiasmanti. Per fare questo però è necessario il supporto, la convinzione e la forza di ognuno di noi, dalle cinture colorate alle nere.
Non vanifichiamo tutto quello che c'è di buono nell'AKS e nel nostro karate!
Torniamo ad essere grandi ed uniti con la forza e la partecipazione di tutti!


Dott. Giancarlo Di Filippo
Medico Federale A.K.S.



PRONTUARIO TERAPEUTICO

Quali sono le problematiche fisiche in cui può più facilmente incorrere un praticante di arti marziali? Quali distretti corporei e quali patologie possono particolarmente interessare chi pratica questa disciplina?

  • problematiche osteo-muscolari ( distrazioni, stiramenti, strappi muscolari e fratture );
  • problematiche articolari ( soprattutto spalla, ginocchio e caviglia );
  • problematiche da sovraccarico ( pubalgia, tendinopatia achillea, talalgia e metatarsalgia, rottura del tendine d' achille, tendine del capo lungo del bicipite, fratture da durata ).



    Patologie osteo-muscolari

    - Lesioni muscolari acute ( da traumi diretti e traumi indiretti ) -

    Traumi diretti

    In base al meccanismo con cui si esplica il trauma, si possono avere due tipi di lesioni: da traumi diretti e da traumi indiretti. Le lesioni da traumi diretti sono definite contusioni, (in sede si può avere un' ecchimosi o addirittura un ematoma, a seconda dell' entità del danno. Anche il dolore varia, infatti si passa da un dolore lieve in caso di sola ecchimosi e tumefazione, a un forte dolore in caso di un ematoma intramuscolare, che spesso si associa anche ad una minore impotenza muscolare).

    Cosa fare in questi casi?

    Riposo atletico, impacchi con antinfiammatori e crioterapia per le prime 24/48 ore. In caso di grave impotenza funzionale rivolgersi al pronto soccorso più vicino. Successivamente, dopo i primi trattamenti rivolgersi al medico federale per un adeguato protocollo riabilitativo.

    Traumi indiretti

    La causa è attribuibile a problematiche sorte in fase di contrazione muscolare, quindi a seconda dell' entità della lesione delle fibre distingueremo come lievi, (le distrazioni e gli stiramenti e in gravi gli strappi e le rotture muscolari).
    Di norma, vengono maggiormente colpite le muscolature degli arti inferiori. Le quali, essendo di natura scheletrica subiscono un grande stravaso ematico che si infiltra, provocando ecchimosi, locale o a distanza, o un grande ematoma. In caso di gravi traumi, si può osservare anche una retrazione dinamica del capo prossimale.

    Distrazione muscolare

    È la più lieve, interessa solo poche fibre; avremo dolore, ma solo al termine dell' impegno sportivo o addirittura il giorno successivo. Ha la caratteristica di essere un "dolore funzionale", che compare solo con la contrazione attiva o passiva. La diagnosi và ricercata interrogando il paziente, allungando la muscolatura, evidenziando eventuali contratture antalgiche.

    Cosa fare?

    Riposo dai 4 ai 14 gg, terapia farmacologica (antinfiammatori, miorilassanti) e graduale reinserimento in ambito sportivo.

    Stiramento muscolare

    È di media entità in quanto interessa più fibre, il dolore è molto acuto e compare in seguito ad una forte contrazione muscolare, si può associare alla stessa un'impotenza funzionale che può impedire anche il prosieguo della gara o allenamento.

    Cosa fare?

    Il riposo qui risulta più lungo, varia di norma tra i 14 e i 30 gg. Utile l' uso di antinfiammatori e miorilassanti, associati eventualmente a pomate eparinoidi e crioterapia (ghiaccio).

    Strappi e rotture muscolari

    Qui si arriva ad avere un grande interessamento delle fibre che può riguardare anche l' intera muscolatura. Si percepisce al tatto un avvallamento o uno scalino nel ventre muscolare. Il dolore nsorge in seguito ad una violenta contrattura muscolare e provoca sempre impotenza funzionale. Inoltre è evidente un grosso ematoma che risulta essere anche dolente alla palpazione.

    Cosa fare?

    Il periodo di riposo sarà decisamente più lungo dei precedenti ( 1-2 mesi ), in alcuni casi sarà necessario immobilizzare o gessare per 15-20 gg.
    L' attività atletica sarà estremamente cauta, ma può essere impedita da una grande fibrosi che può dare dolore anche a distanza di tempo.

    In caso invece di strappo muscolare grave, si ha una rottura sottocutanea, con interruzione completa del ventre muscolare; in questi si interviene chirurgicamente il più presto possibile.

    Alcuni consigli utili in fase acuta….
    …..evitare qualsiasi forma di massaggio, manipolazioni, o calore. Superata la fase acuta, si procede ad effettuare esercizi di allungamento per elasticizzare il muscolo. Comunque nonostante tutte le precauzioni osservabili, si possono avere delle recidive per cui, non forzare mai i tempi di recupero!!!



    PATOLOGIE ARTICOLARI

    Spalla ( traumi dell' articolazione acromion-clavicolare )

    Durante una competizione può accadere che ci sia una caduta sulla spalla. Ciò comporta una sollecitazione dal davanti all' indietro e dall' alto verso il basso, quindi le due superfici articolari vengono sollecitate ad allontanarsi, determinando a seconda dell' entità del trauma una distorsione, una sublussazione o una lussazione completa.
    Con l' esame radiografico potremo osservare una diastasi articolare. La sintomatologia sarà caratterizzata da un dolore più o meno forte, con limitazione funzionale all' abduzione, all' anteroproiezione e alla retroproiezione di spalla.

    Cosa fare?

    In caso di distorsione e sublussazione, si consiglia un trattamento conservativo, che consiste nell' applicare un bendaggio che riavvicini l' estremità acromiale della clavicola all' acromion, per permettere comunque la mobilità.
    La fasciatura và tenuta per 2 settimane con un successivo ciclo di fisioterapia.
    Nella lussazione completa invece, l' atleta deve sottoporsi il più presto possibile ad intervento, per evitare un recupero mediocre o invalidanti complicanze.

    Traumi dell' articolazione scapolo-omorale

    Avvengono per cadute sul palmo della mano o sul gomito abdotto ed extraruotato che determinano una lussazione della testa omerale. Di solito sono anteriori.
    Il soggetto, per il dolore, inclina il più possibile la testa verso la spalla lussata per rilassare il trapezio e mantenere il braccio. È sempre meglio eseguire una RX, dato che spesso si possono associare fratture della testa del omero.
    In questo caso è necessario al più presto effettuare una manovra di riduzione e successiva messa in atto di una fasciatura tipo "Desault" da tenere per almeno 3 settimane e successiva fisioterapia.
    Questo tipo di lussazioni possono recidivare, anche per piccoli traumi, quindi è utile ridurre al più presto.
    Se la lussazione dovesse essere frequente è opportuno successivamente un intervento chirurgico.

    Sindrome meniscale del ginocchio

    Il più colpito è di solito il menisco interno, che può dare una sintomatologia oggettiva o soggettiva. Avviene per traumi in torsione o per una violenta iper-estensione, come ad esempio tirare un calcio a vuoto.
    Vi è dolore, blocco articolare, e versamento che confermano facilmente la diagnosi. Il dolore può essere anche più sfumato o può manifestarsi nel cavo popliteo, se colpisce il corno posteriore del menisco.
    Il blocco articolare è dato dall' interposizione della parte lesionata fra condilo femorale e tibia, quindi viene impedita l' estensione. Il paziente avrà la sensazione come se si sia bloccato qualcosa nel suo ginocchio.
    Di solito, l' edema si riassorbe in pochi giorni, anche grazie all' aggiunta di farmaci antiedemigeni. In caso di lesione Si può evocare il dolore meniscale esercitando una digitopressione sulla rima articolare.

    Cosa fare?

    La terapia di solito è di tipo chirurgico e viene effettuata in artroscopia.

    Distorsione della caviglia

    È determinata in genere da un trauma indiretto che colpisce l' articolazione tibio-tarsica provocando un' allontanamento dei capi articolari e quindi dell' apparato capsulo-legamentoso. Di solito avviene in varismo, supinazione e adduzione del piede, distendendo o lacerando i tessuti molli.
    L' esame RX può evidenziare un aumento dell' angolo tibio-astragalico.
    Si possono avere tre gradi di lesioni: la prima dà solo una distensione o una piccola lacerazione legamentosa, con modesto dolore - (osservare una settimana di riposo, con bendaggio elastico, ghiaccio e riposo). Nella seconda c' è una grande lacerazione legamentosa, e dall' RX risulterà una certa diastasi. C' è immediatamente vivo dolore, zoppia che inibisce lo svolgimento di una gara. - (riposo, ghiaccio per evitare l' edema. Nei primi 2 giorni riposo, ghiaccio ed eparinoidi, ridotto l' edema si può procedere con il confezionamento di un gambaletto per ulteriori venti giorni, dopodiché fisioterapia).
    Nel terzo caso ci sono gravi rotture capsulo-legamentose, con, a volte, lesioni ossee. Si avverte un forte scroscio con dolore diffuso e repentino, con la comparsa immediata di ecchimosi ed edema. Un RX ci dà l' entità del danno e della lesione. ( Unica terapia è un precoce intervento chirurgico).



    Patologie da sovraccarico funzionale

    Tutte le patologie da sovraccarico, qualunque esse siano, necessitano sempre di un periodo più o meno lungo di riposo a seconda dell' entità, con sospensione immediata dell' attività fisica.
    È particolarmente utile porre a riposo i giovani atleti, in quanto talune patologie possono negli anni cronicizzare o accelerare processi di calcificazione (vedi Osgood Slatter ).

    Dott. Giancarlo Di Filippo
    Medico Federale A.K.S.



  • INTERVISTA AL M° MASATOSHI NAKAYAMA
    - di Ludovico Ciccarelli


    Durante la mia permanenza in GIappone non avrei mai sperato di imbattermi, dato i precedenti con altri giornalisti, proprio in colui che ha reso celebre e popolare il karate shotokan ne mondo: il M° Masutoshi Nakayama. Penso che in tutti questo nome susciti una certa emozione, un senso di leggenda, unitamente ad un profondo rispetto. Il M° Masutoshi Nakayama, dopo averci accolto nel suo dojo privato, si è anche preoccupato di trovarci una sistemazione e si è sempre prodigato affinchè ci trovassimo nel migliore dei modi, questo per sfatare alcune dicerie di alcuni reporter che dipingevano il M° come una figure austera e inavvicinabile. Dopo i primi allenamenti il m° si è mostrato subito cordiale, aperto e dotato di una straordinaria carica di comunicatività. Per questo non mi sono fatto scappare l'occasione di intervistarlo [...]


    D: Alcuni sostengono che la sua organizzazione, Japan Karate Association, unitamente alla sua diramazione internazionale I.A.K.F., sia in crisi. E' vero? E se è vero quali sono le cause?

    R: La J.K.A. non è mai stata così forte e organizzata, in Giappone siamo la prima entità. A livello internazionale problemi di carattere politico-organizzativi ce ne sono ma non ne abbiamo solo noi, comunque a coloro che pensano siamo in crisi rispondo che la IAKF ha 42 paesi aderenti e una decina che stanno per entrare!


    D: Cosa c'è di vero riguardo l'unificazione a livello mondiale?

    R: Tutto e niente. E' stata fatta una importante riunione a Tokyo tra gli esponenti dei maggiori gruppi e si è giunti ad un accordo di collaborazione ma nulla di concreto. Per quanto riguarda poi a livello specifico, l'unificazione fra le due grandi federazioni internazionali I.A.K.F. e WUKO penso che siamo ancora lontani. Questo soprattutto per motivi ideologici, la WUKO ammette e concepisce il karate come sport, la I.A.K.F. come budo, e questi sono due motivi lontani;noi della J.K.A. il karate lo intendiamo in quest'ultimo modo.


    D: E la S.K.I.?

    R: A quanto mi risulta la SKI è entrata nella FAJKO. In Giappone ha poca forza, a livello internazionale non so.


    D: e del M° Kanazawa?

    R: Lo rispetto e lo ammiro come uomo e come karateka, è anche mio amico. (Pensate che abitano nello stesso palazzo!)


    D: L'anno scorso a Brema in Germania ci sono stati i Campionati del Mondo I.A.K.F. e, anche in questa occasione, è mancata la squadra italiana. Se il M° Shirai è responsabile ufficiale JKA in Italia perchè non patecipa con una sua squadra?

    R: Ho parlato con il M° Shirai di questo e ci sono dei problemi di carattere politico. La situazione italiana è un pò confusa e noi non potremmo accettare la squadra del M° Shirai che in questo momento è FIK. Per questo aspettiamo che la situazione si normalizzi, in ogni caso, comunque, si dovranno prendere delle decisioni in merito. (Mi sembra di capire dalle parole del M° Nakayama una certa insoddisfazione...)


    D: Un giudizio sul karate europeo.

    R: Durante gli ultimi campionati mondiali a Brema ho potuto costatare che il livello tecnico del karate in Europa è senza dubbio salito notevolmente. Soprattutto le ragazze che ho visto cimentarsi positivamente in kata molto comlessi quali Gojushiosho, Unsu e Gojushiodai.


    D: Ci parli di lei.

    R: La mia vita e il karate, l'allenamento quotidiano, il contatto con gli istruttori, l'organizzazione della J.K.A.




    IL KUMITE - Espressione artistica - Arte guerriera o scherma tattica? Contatto o non contatto? Meglio muoversi o rimanere fermi? Pugni o calci? Esiste ancora la distinzione tra tradizionale e sportivo?
    - di Ludovico Ciccarelli


    Ritengo, obbiettivamente, si difficile dare una risposta esauriente a tutte queste domande e alle altre mille che, normalmente, ci poniamo nel momento in cui affrontiamo il problema sul tatami sia in veste di docenti che di discenti. Sicuramente il combattimento nelle arti marziali e nelle discipline di combattimento in genere, è arte affascinante e d'effetto e riscuote ovunque attenzione e interesse anche tra i non praticanti. Riuscire a rapportarsi con il compagno di pratica attraverso delle tecniche di braccia e gambe, dimostrare particolare padronanza e abilità conferisce certamente sicurezza e soddisfazione, ma come combattere? Qual è il migliore metodo per riuscire a essere dei bravi kumiteka?
    Devo essere sincero, al contrario del kata dove esiste un metodo di insegnamento più o meno definito, nel kumite, fatte le debite eccezioni, c'è molta improvvisazione. Questo, forse, dipende dal fatto che il kumite è sempre stato visto come un'appendice dei kihon e dei kata ma mai affrontato come effettiva disciplina di combattimento, spuria da convinzioni tecniciste e retoriche. C'è anche da dire, però, che chi ha eliminato completamente il rapporto tecnica-combattimento si trova a scimmiottare, in realtà, una danza aerobica che poco ha a che vedere con il karate. A molti karateka non vengono fatti praticare i kihon e i kata perchè ritenuti "dannosi" alla pratica del kumite sportivo ma questo è un punto ricco di dubbi in quanto, se è pur vero che si riesce a essere più fluidi e dinamici, si perde automaticamente il substrato e la forma del karate. Ciò è inevitabile e si vede!
    C'è anche da dire che i più forti campioni di kumite soni veri e seri praticanti di kihon e kata; la loro abilità sta nell'acquisire quella forma indispensabile a procurare sostanza alla tecnica senza cadere nella trappola di schemi e passaggi vincolati a movimenti prestabiliti.
    Molto spesso sul tatami si vedono atleti che invece di combattere pare stiano eseguendo il bunkai di un kata: bella tecnica, bella forma, poca sostanza, poca incentività, poca fantasia, poco kumite, perdendo magari l'incontro con un atleta che non ha mai eseguito un kata in vita sua. Non bisogna lasciarsi condizionare dalla tecnica, potrebbe essere controproducente, bisogna farla propria, collimarla. Julius Evola diceva: "cavalcare la tigre" e il concetto calza a pennello. Ho assistito ultimamente a gare di tradizionale ma è stata una pena: grandi posizioni, tutti pugni, una noia mortale, un karate in bianco e nero. Non dimentichiamo che il kumite è espressione tecnica e artistica, è la possibilità di esprimere la propria conoscienza in maniera libera, non vincolata. Il kumite è combattimento, sia che lo facciamo con i punti sia in palestra, e tale deve essere. Per non parlare di un ipotetico kumite che ci potrebbe capitare per strada... chissà come andrebbe a finire! Sono sicuro che questa domanda se la sono posta tutti i praticanti sanza mai riuscire a darsi una risposta convincente. Bhè, si, il kumite inteso come arte marziale è un'altra cosa ed è molto, troppo lontano sia dal kumite sportivo sia da quello di tipo tradizionale e, in un certo senso, la responsabilità di questo è interamente nostra che abbiamo dato e voluto delle piorità logistiche dimenticando, forse, il senso di quello che stavamo facendo: la semplice pratica di una meravigliosa e affascinante arte marziale. Certo occorrerebbero molte ore al giorno per studiare a fondo le varie facce del kumite e i ritmi della vita quotidiana non ce lo consentono, ma cerchiamo di praticare intensamente e serenamente per quel poco tempo che abbiamo a disposizione soffermandoci sui particolari, talvolta dimenticati, da cui prendere spunto e stimoli per un nuovo studio e allenamento. Assaporiamo il kumite, ogni tecnica piazzata è una conquista, non perde l'atleta che ha totalizzato meno punti, ma colui che crede di aver vinto... Forse oggi sono migliorato un pò!
    Per informazioni contattare il maestro Ludovico Ciccarelli tel 0541-389852, 3392228102; Fesik tel 0323-71470 fax 0232-72444




    Ludovico Ciccarelli - ESSERE DIVERSO - Una metodologia d'insegnamento che si stacca dalla mentalità nipponica - di Roberto Semprini

    Pratico il karate da tanti anni, ho conosciuto milti maestri e ho frequentato i più disparati stage per quel qualcosa in più, forse, tutti noi, amanti di questa nobile arte, siamo alla ricerca.
    Ebbene, tra tanti tencini bianchi e "gialli", ho riscontrato, e non sono il solo, nel maestro Ludovico Ciccarelli qualcosa di "diverso". Innanzi tutto una grande umiltà unita a forte carisma. Forse quelli che si sono allenati con lui e che stanno leggendo questo articolo riescono a capire esattamente a cosa mi riferisco: una grande personalità sul tatami e una profonda conoscienza dell'arte attraverso le varie incognite stilistiche e le diramazione per giungere sempre a un'unica verità: il karate-do come esperienza globale e a 360°, senza eccezioni di sorta.
    Nessuna preclusione per argomentazioni da trattare, dai kata shotokan fino allo shito e all'antico Okinawa-te, passando per i bunkai e all'applicazione delle tecniche attraverso il goshindo fino ad arrivare al kumite in cui, si dice, eccelle.
    Già il kumite. Ma quanti sono i tecnici, attenzione dico tecnici, che sanno realmente e praticamente simostrare e applicare una tecnica di kumite, disquisendo sulla differenziazione dei metodi tradizionali e sportivi, facendo percepire quella tecnica come una bomba a mano? Ho sempre invece visto dei grandi specialisti di kata e kumite e raramente ho incontrato dei docenti da cui poter intravedere un espressione più ampia della vastità del karate-do.
    Questa mia impressione è stata condivisa da molti altri tecnici che riconoscono nel maestro Ciccarelli delle doti particolari, forse non consuete, non allineate. Alcuni ritengono che sia un pò troppo duro e che il suo metodo non sia conforme alle attuali metodiche di insegnamento ma, avendo la fortuna di seguirlo da qualche anno, ho riscontrato anche in questo una sua lenta ma progressiva evoluzione didattica tendente a distaccarsi dalla metodica giapponese fino ad abbracciare più ampie e consolidate scelte.
    Certo, staccarsi da quella mentalità... Ricordate la fine dei terribili anni Sessanta e tutti i Settanta, quando ancora non si parlava di multimediali e quando uscire dal tatami con il karategi insanguinato era considerato "normale". Sicuramente è stato difficile e, forse, vissuto come un trauma da varie generazioni di karateka fino ad arrivare ai fatidici anni Duemila. Quel che si chiama un obbligato passaggio generazionale che se da un lato ha contribuito a una notevole crescita e consapevolezza interiore, dall'altro ha consolidato il proprio modo doi porsi attraverso una visione tradizionale del karate rivisitata in maniera moderna.
    Interessante in connubio tra sportivo e tradizionale e risalire dalla pratica dei fondamentali all'applicazione sportiva dimostrando che, infondo, le due facce del karate sono molto simili e si integrano a vicenda.
    E' forse in questo che il maestro Ciccarelli pone la sua attenzione: cercare di trasmettere un karate al di sopra di una disputa "tradizionale o sportivo" e delle collocazioni stilistiche fermo restando la conoscenza di esse. Un karate sicuramente più "do", anche attraverso la pratica sportiva, per il raggiungimento oltre che dell'ippon anche e soprattutto del perfezionamento di noi stessi.
    Oss, sensei, grazie del messaggio e... buon allenamento a tutti!